Schizofrenia

Sei una stupida, non concluderai mai niente nella vita, diventerai una fallita, rimarrai sola.
Ogni mattina era come un mantra ripetuto per distruggere la poca forza d’animo che le rimaneva in petto. Suo padre era un uomo crudele.

Ogni mattina era sempre più triste, sorrideva, mangiava, usciva, ma dentro stava lentamente morendo. Polvere nell’etere.
Sua madre se n’era andata da un anno, devo stare sola aveva detto, non posso più sopportare la vostra vista, mi state rovinando la vita.

La realtà era che la vita che aveva non era mai stata quella che veramente voleva.

Adesso non chiamava più, scriveva un asettico sms una volta la settimana, forse per rimorso più che per desiderio.
Suo padre incolpava lei.
Diceva che se ne era andata perché non sopportava l’idea di avere una figlia con le rotelle fuori posto.
Sei stupida, le diceva.
È schizofrenica dicevano i dottori.
Non conosceva il significato di questa parola, spesso non riusciva a cogliere i fili sottili che collegavano i ragionamenti.

La mamma la aiutava in questo, la faceva tornare calma e la aiutava a capire ma la mamma non ce la faceva più da quando anche il padre aveva perso il lavoro.
Adesso era sola.

Sei un idiota.
Perché fai così? 
Per colpa tua non posso andare a lavorare!
Stupida ritardata!
Era triste. Spesso si guardava allo specchio per capire cosa non andasse in lei.
Anche mentre mangiavano si guardava.
In fondo alla sala da pranzo era appeso uno specchio, grande, ovale. Lei si sedeva a capotavola e si guardava mentre masticava il cibo, gli occhi fissi allo specchio.
Smettila di fare così!  Sei inquietante! non fissare lo specchio in quel modo!
Suo padre si arrabbiava molto quando lo faceva.

Anche quel giorno stava fissando lo specchio quando si accorse che il riflesso aveva smesso di masticare e la stava guardando con un sorriso disarmante sul volto.
Distolse lo sguardo e continuò a mangiare perché aveva paura che se suo padre si fosse accorto di qualcosa l’avrebbe sgridata.

Guardò di nuovo lo specchio.
Il riflesso stava continuando a fissarla e le fece shh con il dito premuto sulle labbra.
Prese il coltello da bistecca che aveva accanto al piatto e le sorrise ancora una volta.

Accadde tutto in un attimo.

Alzò la mano che teneva il coltello e con quello recise di colpo il polso dell’altra mano. Sorrise.
Un fiotto di sangue sgorgò dalla ferita aperta e l’immagine riflessa di lei lentamente scivolò giù dalla sedia.

Accadde tutto in un attimo.

Un urlo di un uomo.
Che cosa hai fatto!?
La luce si allontanava.
Il campo visivo si riduceva.
Guardò la sua mano sinistra e capì finalmente cosa significava schizofrenia.

Un breve racconto un po particolare ma che spero catturerà la vostra attenzione.
Sara

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